Il diario di Istanbul di Chiara
View of the Bosphorus strait from the fourth courtyard terrace of Topkapı Palace
Istanbul

Ciao, sono Chiara: il pomeriggio in cui Istanbul mi ha conquistata

A Bologna coordino eventi culturali, ma è stato durante un ponte autunnale a Istanbul che ho riscoperto il piacere di viaggiare senza fretta. Da quel primo pomeriggio tra cortili ottomani e vicoli storici è nato questo diario.

Di Chiara3 min di lettura
Foto: Chiara

Ciao, sono Chiara. A Bologna mi guadagno da vivere coordinando eventi culturali: una routine quotidiana fatta di programmi di festival, logistica degli allestimenti e puntamenti luci. È un lavoro che amo profondamente, ma che allena la mente ad anticipare, organizzare e scandire ogni singolo minuto. Forse è proprio per questo che Istanbul mi ha travolta con una forza così rigenerante durante un ponte d'autunno con il mio compagno, qualche viaggio fa. Ero partita sperando soltanto in una pausa distensiva dalle scadenze; mi sono ritrovata immersa in un respiro architettonico e in una generosità quotidiana che hanno ridefinito del tutto il mio modo di viaggiare.

Oggi mi ritrovo a tornare due o tre volte all'anno, spesso approfittando dei ponti di primavera o d'autunno, a volte insieme a un amico architetto che condivide la mia passione per le stratificazioni urbane, le dimore ottomane e le lunghe cene accompagnate dal vino che scivolano via nella notte. Questo blog non è nato per compilare liste di cose da fare, ma da un pomeriggio preciso, quando la luce della città e i suoi angoli silenziosi hanno insistito per essere messi per iscritto.

Una mattinata tra i cortili del Palazzo di Topkapı

Per me che arrivo dall'Italia, dove il potere storico si è sempre espresso attraverso blocchi massicci e facciate monumentali, il Palazzo di Topkapı è stato una rivelazione. Non si impone sullo sguardo: respira. La residenza imperiale ottomana si sviluppa attraverso quattro ampi cortili ombreggiati da grandi alberi, ricordando più un villaggio-giardino concepito per la contemplazione che una classica fortezza.

Marble terrace and decorative arches of the Baghdad Pavilion at Topkapı Palace
Foto: Chiara

Ho dedicato mezza giornata a passeggiare senza guardare l'ora. Ho camminato lungo i viali di ghiaia sotto i platani, soffermandomi davanti alla Sala del Consiglio Imperiale e alle immense cucine di corte piene di delicate porcellane celadon. Ma è stato l'Harem a catturarmi più a lungo. È un vero e proprio mondo a sé nascosto nel palazzo, e merita di essere visitato con un passo lento e dedicato. Entrando in quelle stanze private, ho sfiorato con le dita le piastrelle smaltate di Iznik nei toni del blu e dello smeraldo, fresche al tatto persino nel tepore della tarda mattinata. Il modo in cui la luce filtrata si posava sui divani bassi e sulle cupole dipinte mi ricordava una regia teatrale, ma con un'intimità sorprendentemente domestica.

Tiled chamber inside the imperial Harem at Topkapı Palace with decorative Iznik ceramic walls
Foto: Chiara

Prima di uscire, ho raggiunto le terrazze di marmo del quarto cortile. Fermandomi accanto ai chioschi, con lo sguardo rivolto al punto in cui le acque del Bosforo incontrano il Corno d'Oro e le sagome dei battelli solcano l'orizzonte blu, ho sentito finalmente le tensioni scivolare via. Fuori la città era immensa e piena di vita, eppure lassù, sospesa sull'acqua, sembrava immersa in una quiete assoluta.

Biglietti e orariPalazzo Topkapi

La sosta tra le antiche mura

Nel tardo pomeriggio, con i piedi stanchi dopo ore passate a camminare sulla pietra, ho varcato i cancelli del palazzo e ho seguito la curva suggestiva di Soğuk Çeşme Street, un vicolo caratteristico adagiato proprio a ridosso delle mura esterne di Topkapı e alle spalle di Santa Sofia. È stato così che ho scoperto il Chimney Bistro.

Open roof dining space at Chimney Bistro near Topkapı Palace walls
Foto: Chiara

Cercavo un posto rilassato per fermarmi prima che facesse sera, e l'atmosfera mi è sembrata perfetta appena oltrepassato il bancone con i mattoni a vista. Mi sono seduta sotto il tetto aperto, dove filtrava l'aria fresca del crepuscolo, e ho ordinato un calice di vino rosato fresco insieme a una pide con carne appena sfornata e a un piatto di pasta. Una cucina calda, sincera e confortante, di quelle che sanno rimetterti al mondo dopo chilometri a piedi senza pretendere cerimonie.

Glass of chilled rose wine served with Turkish pide at Chimney Bistro
Foto: Chiara

Restando a quel tavolo, mentre ascoltavo il brusio tranquillo intorno a me e il cielo sopra Sultanahmet virava dal rosa antico a un indaco profondo, ho aperto la borsa di tela, ho tirato fuori un taccuino ancora bianco e ho tolto il cappuccio alla penna. Volevo fissare la sensazione precisa di quel passaggio: dall'intimità silenziosa e piastrellata dei cortili imperiali alla calda accoglienza di un tavolo accanto a mura secolari, con un bicchiere in mano e nessun motivo per affrettarsi. Quella pagina è diventata la prima del mio taccuino, e il vero inizio di questo diario.

Prenota il menù del bistrotChimney Bistro, Sultanahmet